Silvia e Federico Lionello Eurovo
La storia di Eurovo è quella di un'azienda che ha saputo crescere anticipando l'evoluzione del mercato. Nata nel 1948, oggi è uno dei principali gruppi europei nel settore delle uova e degli ovoprodotti, grazie a un modello fondato sull'integrazione della filiera, sull'innovazione e su una visione industriale di lungo periodo. Un percorso che Food ha raccontato fin dagli anni Novanta, seguendone lo sviluppo nella grande distribuzione e, attraverso Dolcesalato, nel mondo della pasticceria, della panificazione e della gelateria. In occasione dei 35 anni della nostra testata, abbiamo ripercorso questa storia con il management del Gruppo, parlando di crescita, mercato, innovazione e del rapporto costruito negli anni con Paolo Dalcò.
Dal laboratorio di famiglia a leader europeo degli ovoprodotti: quali sono state le scelte che hanno fatto la differenza?
Le basi del nostro percorso sono state poste dai fondatori, Lionello Rainieri e Anita, che nel 1948 hanno dato vita all'azienda con una forte propensione all'innovazione. Una delle tappe simbolo è stata l'introduzione della prima sgusciatrice automatica nel 1967, che ha segnato un importante salto tecnologico. Da lì abbiamo costruito una filiera completamente integrata, presidiamo tutte le fasi produttive e abbiamo affiancato a questo modello un'importante espansione internazionale. Una crescita che non ci ha mai fatto perdere l'identità e i valori dell'impresa familiare.
Negli ultimi 35 anni è cambiato profondamente anche il rapporto tra industria e grande distribuzione. Che cosa significa oggi creare valore nella categoria uova?
Il rapporto con la Gdo è diventato molto più collaborativo. Oggi lavoriamo sia con la private label sia con la nostra marca e affianchiamo i buyer anche nelle attività di category management, contribuendo a costruire assortimenti più efficaci. Creare valore significa andare oltre la vendita del prodotto: occorre leggere il mercato, evitare sovrapposizioni nello scaffale e costruire una categoria capace di generare rotazioni, marginalità e un servizio migliore per il consumatore.
Il settore ha attraversato anni particolarmente complessi. Che cosa vi hanno insegnato queste esperienze?
Ci hanno confermato quanto sia importante garantire continuità ai clienti anche nei momenti più difficili. L'integrazione della filiera ci offre una base molto solida, ma oggi fa la differenza soprattutto la capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti. La flessibilità è diventata una competenza strategica. Significa rivedere continuamente pianificazioni e processi per rispondere a un contesto in continua evoluzione, mantenendo sempre elevato il livello di servizio.
Attraverso Dolcesalato abbiamo raccontato da vicino l'evoluzione dell'artigianato dolce. Come sono cambiate le esigenze dei professionisti?
Il cambiamento è stato profondo. Quando abbiamo iniziato a lavorare con il mondo della pasticceria gli ovoprodotti liquidi erano ancora poco diffusi; oggi rappresentano una scelta consolidata per i vantaggi che offrono in termini di sicurezza, praticità e continuità qualitativa. In questo percorso Dolcesalato ha avuto un ruolo importante, perché insieme abbiamo fatto formazione oltre che informazione, contribuendo a diffondere una cultura tecnica che ha accompagnato l'evoluzione dei laboratori e delle nuove generazioni di professionisti.
L'innovazione continua a essere uno dei tratti distintivi di Eurovo. Come si traduce oggi nello sviluppo dei prodotti?
L'innovazione rimane il nostro principale motore di crescita. Nel canale professionale sviluppiamo prodotti che uniscono qualità, servizio e prestazioni tecniche, aiutando gli operatori a lavorare in modo più efficiente. Lo stesso approccio guida anche il mercato consumer. L'albume in brick, ad esempio, è passato dall'essere un prodotto di nicchia a una categoria consolidata, mentre continuiamo a investire in nuove soluzioni capaci di rispondere ai cambiamenti degli stili alimentari e alle nuove esigenze nutrizionali.
Il rapporto con Food dura da oltre trent'anni. Qual è il primo ricordo che vi viene in mente pensando a Paolo Dalcò?
Il primo ricordo è quello di Paolo in azienda insieme a nostro nonno. Era una persona brillante, ironica e dotata di una curiosità fuori dal comune. Era più che un editore, era un uomo capace di creare relazioni, di mettere in contatto persone e aziende che probabilmente non si sarebbero mai incontrate. Di lui ricordiamo anche episodi che raccontano bene il suo carattere. In fiera non mancava mai una sosta allo stand per un piatto di carbonara, occasione perfetta per confrontarsi sui progetti del momento.
Se doveste definirlo con due parole, quali scegliereste?
Le prime che ci vengono in mente sono "dirompente" e "geniale". Paolo aveva la capacità di anticipare le tendenze, proporre idee nuove e coinvolgere le persone con un entusiasmo contagioso. Ma c'è un'altra definizione che lo descrive bene: “un facilitatore”. È riuscito come pochi a creare un dialogo credibile tra industria, distribuzione, contribuendo a rendere il confronto più aperto e costruttivo.
Quali ricordi vi legano maggiormente al Gruppo Food?
Sono tanti, perché il rapporto si è costruito nel tempo, ben oltre la normale collaborazione professionale. Un momento significativo risale al 1997, quando pubblicammo la nostra prima campagna su Food dopo l'incendio del centro di imballaggio di Mordano. Lo slogan, "3 milioni di uova fresche tutti i giorni", rappresentava un messaggio di ripartenza e di fiducia in un momento complesso. Ricordiamo con piacere il lancio di Dolcesalato a Rimini nel 2001: i nostri genitori tornarono a casa con un cofanetto della rivista che rimase per anni come soprammobile, quasi a rappresentare l'inizio di un percorso condiviso. E non dimenticheremo mai una frase che ripeteva spesso: "Se hai bisogno chiamami". Sapere di avere la stima di una persona che conosceva così bene il mondo dell'industria alimentare è sempre stato motivo di grande soddisfazione.
Che cosa vi aspettate da Food nei prossimi dieci anni?
Viviamo in un contesto in cui mercati, consumatori e tecnologie cambiano con una velocità impensabile fino a pochi anni fa. Per questo riteniamo che il ruolo di una testata specializzata diventerà ancora più importante. Ci aspettiamo che Food continui a fare ciò che ha sempre saputo fare: leggere i cambiamenti, interpretarli e aiutare le aziende a comprendere dove sta andando il mercato. Oggi, con l'intelligenza artificiale e la digitalizzazione, avere strumenti autorevoli capaci di selezionare e contestualizzare le informazioni rappresenta un valore ancora maggiore.
Quali saranno invece le principali sfide per il comparto delle uova?
La sostenibilità continuerà a essere uno dei temi centrali. L'obiettivo sarà produrre in modo sempre più efficiente, riducendo il consumo di risorse e investendo in innovazione lungo tutta la filiera. Accanto a questo servirà una capacità sempre maggiore di adattarsi ai cambiamenti. Le esigenze nutrizionali evolvono rapidamente e continueremo a sviluppare prodotti che sappiano rispondere ai nuovi stili di consumo.
Innovazione, filiera e capacità di leggere il mercato sono stati i pilastri della crescita di Eurovo negli ultimi decenni. Gli stessi che oggi guidano il Gruppo nell'affrontare nuove sfide, dalla sostenibilità all'evoluzione dei consumi. Un percorso che Food ha raccontato fin dalle prime tappe e che continua a seguire con lo stesso spirito di confronto e approfondimento che ha caratterizzato il rapporto costruito negli anni con l'azienda.