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Food 35 Anni

Andrea Panzani AD Valsoia

Nel 1991 il mercato dei prodotti vegetali e salutistici era agli albori. Valsoia operava in un vuoto di offerta, in una categoria tutta da creare. A 35 anni di distanza, Andrea Panzani, CEO del gruppo guida l’azienda di riferimento nel segmento vegetale italiano, stabilimenti di produzione propri e un portafoglio che include marchi come Santa Rosa, DieteTic, Piadina Loriana e, dal dicembre scorso, Krepko, leader sloveno del kefir autentico. Il filo che tiene insieme tutto è uno solo: l'identità di marca

Nel 1991 il mercato plant based era quasi inesistente. Come ha vissuto Valsoia questa evoluzione?

Il mercato è nato grazie all'esistenza di un bisogno reale del consumatore, al quale l'azienda ha saputo dare una risposta partendo — e questa fu l'intuizione decisiva — non dalla farmacia ma dalla grande distribuzione organizzata. Creare una marca e sostenerla con investimenti in comunicazione ha reso possibile la conoscenza di qualcosa che sugli scaffali non c'era, intercettando un target che non era ancora nella condizione di trovare ciò che cercava. Un passaggio molto rilevante è quello che abbiamo intrapreso qualche anno fa investendo nella produzione. Abbiamo uno stabilimento tra Milano e Torino e negli ultimi anni abbiamo raddoppiato la capacità produttiva trasferendo all’interno volumi prima realizzati fuori. Pensiamo a tutto il mondo delle bevande, degli yogurt, dei dessert. Produciamo internamente anche il gelato vegetale con il quale siamo leader di mercato, sia all’estero che in Italia dove copriamo una quota che sfiora l'80% del segmento vegetale.

Come avete gestito l'arrivo dei grandi concorrenti?

La continuità dei valori di marca è stato l'asset fondamentale che ci ha protetti dall'entrata di concorrenti più forti ma meno specialisti. Abbiamo attraversato un vero sovraffollamento. Basti pensare che nel comparto bevande vegetali si sono contate oltre 40 marche, ma le multinazionali, giudicando i segmenti troppo piccoli e poco profittevoli, hanno poi scelto di uscire. La marca forte resiliente che era lì e l'ha creato è ancora qui dopo lo tsunami.

Il vostro logo recita "Bontà e Salute". Come si è evoluto questo equilibrio nel tempo?

All'origine il peso era tutto sulla salute: prodotti funzionali per chi aveva esigenze specifiche. Nel tempo l'equilibrio si è spostato verso la bontà, perché migliorare la qualità gustativa è stata la condizione necessaria per aprire la categoria ai flexitariani. Se la penetrazione dei vegani e vegetariani è il 3%, quella del mondo vegetale raggiunge il 70-80% della popolazione. È su questa fascia allargata che abbiamo costruito la nostra seconda crescita, senza mai tradire il posizionamento salutistico che ci rende credibili.

Qual è il filo rosso delle acquisizioni di Valsoia?

Siamo esperti nella gestione delle marche: acquisire significa per noi portare competenze di brand management in contesti dove queste competenze fanno la differenza. Il risultato è un fatturato oggi quasi equamente diviso tra il mondo della salute e i marchi acquisiti, un equilibrio che rafforza l'identità complessiva.

Qual è la sfida più complessa che avete davanti?

Continuare a bilanciare l'offerta rendendola sempre più piacevole al gusto senza perdere la credibilità del posizionamento. E saper alzare la testa, guardare oltre la propria area di lavoro, per cogliere dove si sta muovendo il mercato e interpretare prontamente le tendenze.

Che ruolo ha avuto Food in questo percorso?

Food è sempre stata quell'area dove è possibile esprimersi in maniera diretta su problematiche condivise con i retailer, senza filtri ma con una positività di trattamento equanime e neutrale. Autorevole, forte, neutrale, oggettivo nel panorama delle riviste di settore italiane. Quello che ho sempre apprezzato maggiormente è la trasversalità: non solo il cartaceo, ma la presenza fisica negli eventi, nei momenti in cui si riuniscono le menti che pensano. Food rappresenta un punto di riferimento umano oltre che professionale.

Il suo primo incontro con Paolo Dalcò?

Il primo incontro strutturato è stato nel momento della nascita di Italia del Gusto. Paolo è soprattutto un amico: una persona capace di interpretare con passione, trasparenza e grande umanità il rapporto con le persone. Molto trascinante, travolgente, coinvolgente.

Una parola per i prossimi 35 anni del settore alimentare?

Bontà e salute. Come se 30 anni di mercato avessero alla fine confermato ciò che era scritto nel logo fin dal primo giorno.