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Food 35 Anni

Lorenzo Beretta AD F.lli Beretta

Tradizione salumiera e apertura ai mercati internazionali guidano la strategia di Fratelli Beretta. L’amministratore delegato Lorenzo Beretta illustra le direttrici di sviluppo dell’azienda, tra nuove abitudini di consumo, innovazione di prodotto e produzione locale all’estero, che oggi rappresenta oltre metà del fatturato. A sostenere la crescita, la capacità di intercettare nuovi trend e il valore dell’informazione specializzata per leggere le evoluzioni del settore alimentare.

Parliamo dei trend attuali e di come Beretta intende cavalcarli. Qual è la vostra visione per i prossimi anni e come pensate di consolidare il marchio in un contesto così competitivo?
Il mercato si è aperto molto all'export negli ultimi vent'anni, mentre quello domestico è maturo ma in continua evoluzione. Oggi vediamo due grandi macro-trend: da una parte il mondo tradizionale del banco taglio, che resta stabile o in leggera contrazione ma mantiene un'alta qualità percepita, la freschezza e l'importante relazione umana tra banconiere e cliente. Dall'altra parte c'è il mondo del confezionato (libero servizio), che continua a crescere grazie alla praticità, al miglioramento delle tecniche produttive e a una segmentazione sempre più accurata, che spazia dai cubetti agli snack fino agli affettati di altissima qualità.
Parlando di evoluzione, quali sono le direzioni principali della vostra innovazione in termini di prodotto?
Siamo legati alla tradizione, ma siamo anche innovatori. Un asse fondamentale è la salubrità: negli ultimi anni abbiamo migliorato il livello nutrizionale e ridotto drasticamente l'uso del sale, specialmente nei prosciutti Dop come Parma e San Daniele che sono fatti solo con suino e sale. Inoltre, puntiamo su confezioni più piccole e adatte al consumo attuale, dato che le famiglie sono sempre più composte da una sola persona e la popolazione italiana sta invecchiando.
Quali sono state le innovazioni che vi hanno dato le maggiori soddisfazioni commerciali negli ultimi anni?
Sicuramente lo sviluppo dei salamini snack, che sono diventati forse il nostro prodotto più distribuito e apprezzato da una vasta platea, dai bambini agli adulti. In Italia abbiamo avuto grande successo anche con il guanciale a cubetti, di cui siamo stati pionieri, rivitalizzando l'intero segmento dei cubetti. Abbiamo poi diversificato nei tramezzini e nei piatti pronti, che ci hanno permesso di conoscere nuovi consumatori e trend di mercato differenti.
Queste innovazioni nascono interamente in Italia o prendete spunto anche dall'estero?
C'è un continuo interscambio. Spesso proponiamo all'estero ciò che nasce in Italia, ma durante i viaggi troviamo spunti che poi realizziamo qui, sia nel prodotto che nel packaging. Un esempio è il nostro salame ricoperto di Parmigiano Reggiano: è un'idea nata osservando i mercati del Nord Europa che abbiamo concretizzato unendo due eccellenze italiane, riscuotendo grande successo tra i consumatori europei.
Parliamo di espansione globale. Beretta realizza oltre il 50% del fatturato all'estero. Perché avete scelto di produrre direttamente in loco in mercati come Stati Uniti e Cina?
È una strategia iniziata oltre 50 anni fa con mio padre Vittore. Negli Stati Uniti siamo andati alla fine degli anni '90 perché all'epoca molti prodotti, come salami e coppe, non potevano essere esportati dall'Italia per motivi sanitari; produrre in loco era l'unico modo per presidiare il mercato. Oggi produrre negli Usa ci permette anche di mitigare l'impatto dei dazi. In Cina, la produzione locale ci ha consentito di rimanere presenti anche dopo il 2022, quando le esportazioni dall'Italia
Ci sono altre aree geografiche che vi interessano per il futuro?
La Russia era un mercato con un potenziale enorme che apprezzava molto i salumi italiani, ma purtroppo tra le sanzioni del 2015 e il conflitto attuale, è diventato un mercato praticamente chiuso. In Europa, invece, preferiamo puntare sullo sviluppo commerciale tramite filiali o reti di vendita diretta, perché riteniamo che la produzione italiana sia il "top" in termini di qualità e vogliamo valorizzarla come tale. Per i prossimi 5-10 anni, potremmo valutare nuovi impianti produttivi o di affettamento in paesi molto lontani dall'Europa.

Per chiudere, che ruolo gioca il networking e l'informazione specializzata, come quella di riviste come "Food", nella vostra strategia?
Il networking è fondamentale. Utilizziamo riviste come Food nei nostri uffici marketing e commerciali per monitorare i trend non solo dei salumi, ma di tutto il settore alimentare italiano. Oggi il problema principale è l'eccesso di informazioni e la dubbia affidabilità delle fonti; avere una fonte accreditata e certificata aiuta a definire la strategia futura. Spesso siamo troppo concentrati sull'operatività quotidiana, ma è vitale trovare il tempo per approfondire e avere una visione d'insieme, perché è questo che ci permette di evolverci e dare continuità al nostro lavoro.