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Food 35 Anni

Pier Paolo Rosetti DG Conserve Italia

Chi cerca una voce capace di raccontare l'agroalimentare italiano dal punto di vista della filiera, dal campo alla grande distribuzione, trova in Pierpaolo Rosetti un interlocutore di riferimento. Direttore Generale di Conserve Italia, guida di marchi storici come Cirio, Yoga e Valfrutta, Rosetti ha incrociato Food fin dalle prime riunioni di Italia del Gusto, dove nacque con Paolo Dalcò un legame di stima che si è consolidato nel tempo.

Quando Food nasceva nel 1991, il rapporto tra mondo agricolo e industria non era strutturato come oggi. Come si è evoluta la missione di Conserve Italia nel trasformare il lavoro dei soci agricoltori in brand leader di mercato?

Proprio il 1991 è stato l'inizio di un percorso verso la creazione della Conserve Italia moderna. L'esigenza dei soci era trasformare il prodotto e portarlo alla distribuzione mantenendo i margini lungo tutti i passaggi, valorizzando al meglio il loro lavoro. Fino al 1991 esisteva un consorzio di secondo grado per la trasformazione e uno di terzo grado per la commercializzazione. La vera pietra miliare è stata la fusione del 1994, quando le cooperative di secondo grado sono confluite in Conserve Italia, diventando un unico attore nei rapporti con la distribuzione. Questo ha permesso di realizzare una filiera completa, il sogno dei soci. Prima si trasformava ciò che si produceva nei campi senza considerare le vendite; dal 1994 abbiamo integrato le necessità del mercato con la produzione agricola. In questo percorso, Food ci ha aiutato a capire meglio le esigenze della distribuzione.

Avete in portafoglio brand che sono icone italiane. Come siete riusciti a mantenerli rilevanti per generazioni di consumatori così diverse?

Yoga e Cirio sono arrivati dopo il consolidamento industriale. Yoga, acquisito con Massa Lombarda Colombani, è il nostro marchio premium nei succhi e nei nettari: abbiamo mantenuto l'alta qualità aggiungendo valori intrinsechi come la filiera controllata e le colture dedicate. Cirio è stato acquisito nel 2004 dopo il crack del gruppo Cragnotti. È stato un percorso complesso perché la gestione precedente aveva trascurato l'aspetto industriale per la finanza. Abbiamo rilanciato il marchio valorizzando la figura del fondatore, Francesco Cirio, e investendo nello stabilimento di Pomposa (Fe), garantendo una filiera controllata dal seme al prodotto finito. Oltre a questi gestiamo Valfrutta e marchi con missioni specifiche come Derby e Jolly.

Come immagina Conserve Italia nei prossimi 35 anni?

Dopo aver risistemato l'assetto finanziario e superato il Covid, abbiamo avviato un piano di investimenti da 86 milioni di euro per entrare nel futuro della trasformazione agricola. Il fulcro è Pomposa, dove in totale sono stati investiti oltre 200 milioni e dove abbiamo digitalizzato il fine linea e la logistica con navette autoguidate e sistemi automatici. Questo garantisce competitività e tracciabilità totale per distributori e consumatori. Parallelamente, innoviamo costantemente l’offerta, sia nei succhi con nuove proposizioni nel mondo frutta e nei vegetali spostando l’asse sul servizio e sul valore aggiunto.

Come si concilia la politica di marca con il ruolo di copacker per la Gdo?

Vogliamo essere un'industria di marca, abbiamo cinque marchi storici, ma riteniamo fondamentale il rapporto a 360 gradi con la distribuzione. Con la private label vogliamo essere partner dei distributori, offrendo loro la nostra qualità e tracciabilità. Questo binario ci permette di saturare la capacità produttiva e migliorare la competitività. Gestire le frizioni tra i due mondi richiede buon senso, ma è un equilibrio vantaggioso per entrambe le parti.

Come sta evolvendo il rapporto con i retailer?

Spesso ci si scontra sui centesimi del prezzo, svilendo il valore del prodotto. Bisognerebbe invece collaborare per affrontare un futuro tenendo conto di un mercato impattato dall’inverno demografico e dalle nuove istanze dei consumatori, più attenti alla spesa e ai contenuti salutistici dei prodotti. Auspico un rapporto a 360 gradi con il retail, che includa l'ottimizzazione logistica e l'uso della tecnologia per ridurre i costi di servizio da trasferire al consumatore.

Qual è il ricordo del primo contatto con Food e del primo incontro con Paolo Dalcò?

Provenendo da un'estrazione non commerciale, il controllo di gestione, Food mi ha aiutato moltissimo a conoscere il mondo della distribuzione, i competitor e le tendenze del consumatore. È stata una fonte fondamentale per delineare la strategia aziendale. Ho incontrato Paolo Dalcò alle prime riunioni di Italia del Gusto. Mi colpì la sua capacità di creare relazioni aperte; scattò subito un rapporto empatico e di amicizia. Ci sentivamo spesso per confrontarci su visioni del futuro.

Se dovesse dedicare un titolo di copertina a Food per il suo prossimo anniversario, quale sarebbe la parola chiave?

La parola è "Filiera vera". Conserve Italia è un'azienda diversa: qui i soci, produttori agricoli, decidono le strategie a lungo termine. Per l'agricoltura italiana è vitale contare su una filiera reale, concreta, sostenibile e controllata dal seme al prodotto finito. Anche Food, per il futuro, dovrebbe concentrarsi meno sui dati puri e più sui concetti e sulle tendenze che stanno dietro ai numeri, fungendo da facilitatore tra industria e distribuzione.